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perchè Rescaldina è un paese dormitorio?

sabato 29 maggio 2010

A colloquio con l’assessore Morandi Dal signor D. a Camilla passando attraverso la crisi

Ricordate il signor D. e la sua casa, una storia di degrado ed abbandono? Siamo tornati in quel cortile di Via Trieste, in pieno centro storico di Caronno. Forse anche il ragazzo ricco della canzone di Gaber sarebbe stato contento anche se non si vedevano tutte le cose  pronte per il suo futuro. Anzi, a dir la verità, la casa era più spoglia dell’altra volta ma la situazione igienico-sanitaria era decisamente migliore e, dalla finestra, il signor D. ci diceva dello scaldabagno, dell’acqua, delle prese nuove, del fatto che vorrebbe mettere un divano al posto del letto, un armadio per i vestiti, un altro armadio a muro in una piccola nicchia e, soprattutto, che vorrebbe tanto le pareti pitturate di fresco, magari di giallo. Aveva la barba fatta e gli occhi pieni di sogni… Siamo tornati in quel cortile di Via Trieste dopo aver parlato con l’assessore Mario Morandi del Settore Promozione della Persona, Famiglia e Società nella sede di Via Adua che ci ha raccontato delle difficoltà avute in questo caso, di essere sempre stato in contatto con gli operatori  del Cps di Saronno, dove il signor D. è in cura, e dell’intervento del fratello che vive in Spagna che si è impegnato a sanare la situazione abitativa. Se per il signor D. la situazione è decisamente migliorata, per Camilla diremmo che non ci sono novità: alla fine del mese il signor Giorgio terminerà il suo contratto e non ci sono le condizioni per cui possa essere assunto, né dal comune per via della nuova finanziaria né da un’associazione per le difficoltà in cui versa. Nel frattempo, ci diceva l’assessore, si sta procedendo ai colloqui con altre persone socialmente utili per poterlo sostituire nel migliore dei modi. Per quanto poi riguarda il problema dei trasporti, il Morandi ci ha riferito che il comune accompagna tutti i disabili che hanno impegni scolastici giornalieri e che fa il possibile per venire incontro anche ad altre esigenze contingenti compatibilmente con questi impegni. Nel caso in cui non potesse far fronte alle varie problematiche, si rivolge al volontariato, nella fattispecie alla locale Auser. Due cose ci sono apparse poi importanti della ‘carrellata’ che ci fatto relativamente ai servizi dell’assessorato: il fatto che i servizi offerti ai disabili sono interamente gratuiti e che la crisi sta portando nel suo ufficio soggetti nuovi che cominciano ad avere difficoltà sempre più importanti anche se “sarà tra qualche mese, quando le varie ‘riserve’ finanziarie finiranno, che questo problema esploderà”. La visione globale dei problemi ci fa vedere le cose da un punto di vista migliore e, probabilmente, anche più obiettivo, ma, quando le luci su Caronno si spegneranno questa sera, ci sarà un ragazzo solo in un monolocale a dormire su di un materasso poggiato a terra ed una bambina in una casa decisamente più bella dove la madre spingerà una carrozzina fino alla cameretta e poi difficilmente potrà guardare dalla finestra con gli stessi occhi che aveva oggi il signor D... 

Proseguono le disavventure di Camilla Camilla: perché? Che fare?

Sono tanti gli interrogativi che si pone e ci pone la signora Anna,  mamma di Camilla, ragazzina di 10 anni disabile al 100%, di cui vi abbiamo recentemente parlato. In primo luogo: “Perché Camilla sta male?” Sembrerebbe un assurdo, un enorme controsenso, una stranezza inaudita ma Camilla, pur essendo, lo ripetiamo, disabile al 100%, non ha una patologia: nata sana, s’è ammalata a sei mesi, presumibilmente dopo una vaccinazione, ma nessuno sa cos’ha di preciso, la signora Anna attualmente sta ancora aspettando gli esiti degli esami fatti all’inizio dell’inverno e intanto, com’è logico, pensa a tutte le varie possibilità, compresa la possibile ma non certa ereditarietà o famigliarità della malattia soprattutto per quanto riguarda in primis l’avvenire dell’altra figlia. Cos’ha Camilla? Perché s’è ammalata? Cosa comporta questa malattia? Può ulteriormente peggiorare o, chissà, può viceversa migliorare? E’ qualcosa di ereditario e raro per cui potrebbero ammalarsi anche eventuali figli della sorella di Camilla? E poi, cosa posso fare di più io? Tante sono le domande che affollano la mente della madre che, intanto, deve combattere, come tutti, con la quotidianità. La quotidianità di questa famiglia è il pulmino del comune che vedete in foto che tutti i giorni porta Camilla ed altri due ragazzi a Castiglione Olona e a Vedano Olona, all’istituto “La nostra famiglia”, dove si ferma anche Camilla. Con l’autista c’è sempre anche un’altra persona, un accompagnatore, il signor Giorgio a cui però ad aprile scade il contratto triennale per persone in mobilità, contratto che non verrà rinnovato perché comporterebbe la sua effettiva assunzione alle dipendenze del Comune. “Camilla però è ormai abituata a lui che sa come prenderla, come calmarla, come distrarla. Cosa succederà adesso? Chi metteranno al suo posto? Qualcuno che fino ad ieri ha fatto tutt’altro lavoro per cui non ha la sensibilità e le capacità necessarie per stare con dei disabili? Tremo già all’idea…”. Che fare allora? “E quando Camilla dovrà fare delle visite, nel caso in cui il Comune si renderà disponibile, cosa succederà? Ma il Comune poi si renderà disponibile o farà come l’ultima volta che ha comunicato il venerdì sera il suo diniego quando la visita di Camilla era fissata per il lunedì mattina?” Noi non lo sappiamo, ma abbiamo stralciato queste frasi dal sito del comune: “Il settore Socio Assistenziale si prepone di attuare quegli interventi volti a garantire la qualità della vita, pari opportunità e non discriminazione dei diritti di cittadinanza. Le azioni concrete si dirigono per eliminare o ridurre le condizioni di disabilità, di disagio individuale e famigliare, le difficoltà socio-economiche. […]  Trasporto - Il servizio si rivolge in modo particolare ai minori disabili, ma anche ad anziani non autosufficienti e ai disabili. Consiste nel trasporto da e verso le strutture ospedaliere o specialistiche in occasione di visite e terapie. Il servizio è interamente a carico del Comune nel caso dei minori”…

Cosa succede quando si dipende dagli altri per muoversi Storia di Camilla, disabile

Camilla è una ragazzina di dieci anni, disabile al 100%. Si muove con una carrozzina che pesa come lei: 25 kg. Ha anche altri problemi, tra cui i denti e le gengive. Lunedì 2 doveva fare una visita specialistica appunto per questo problema ma ci sono stati dei problemi con i servizi sociali ed oltretutto nevicava, ricordate? Fattostà che la visita è stata rimandata di tre settimane grazie all’intervento della pediatra che conosceva l’urgenza della prestazione, altrimenti il rinvio sarebbe stato di tre mesi. Ne abbiamo parlato con la madre, la signora Anna, in una fredda mattinata di pioggia.  La vita di tutti noi è cadenzata dagli spostamenti, ma cosa succede quando hai problemi anche per muoverti all’interno della tua casa e dipendi dagli altri? Sono cose a cui si pensa sempre quando succedono a noi o a qualcuno dei nostri cari eppure sono problemi enormi, a volte insormontabili, a volte risolvibili solo con grandi sacrifici, grande abnegazione e, diciamocelo, grande amore. E’ la storia di Camilla e di sua mamma Anna che chissà quante volte ha spinto quella carrozzina, chissà quante volte s’è fatta aiutare anche dalla nonna di Camilla o da chi per essa per poter scendere le scale della stazione con Camilla o per andare in farmacia, ai giardinetti o, più semplicemente, a fare un giro. Il comune ed i suoi servizi sociali le hanno dato una mano ma i mezzi sono limitati, il personale scarso e, a volte, nemmeno competente: “le facce cambiano sempre ed io debbo per forza fidarmi di tutti, incrociare le dita, cercare di non pensarci. A scuola la portano con altri due ragazzi, ma spesso li trattano come un pacco postale da portare a destinazione. Una volta ho trovato Camilla sul sedile posteriore della macchina del comune senza cintura di sicurezza, sola ed ho tremato. E per la visita di lunedì si sono tirati indietro, l’ho dovuta rimandare. Sembra che c’erano altre priorità… In stazione poi devo prenotare ma non so nemmeno come, a chi, lì non c’è nessuno”. Già la stazione di Caronno è automatizzata, i biglietti si fanno tramite una macchinetta ed una carrozzina può essere fatta salire sul treno facendolo passare dal primo binario dove può accedere tramite una porticina chiusa a chiave perché altrimenti sarebbe causa di problemi di sicurezza. Certo, la signora Anna, pur dando mostra di grande coraggio e volontà, era alquanto ammareggiata e bisognosa si sostegno, di sicurezza, di tranquillità. Sembrerà strano, ma i servizi sociali non sono obbligati ad assicurarle un servizio di trasporto anche se fanno quello che possono con i mezzi che hanno. E’ triste, ma abbiamo ad esempio il diritto allo studio ma come arriviamo alla scuola è affar nostro. Spesso è una cosa assolutamente normale anche se i trasporti sono un problema per tutti tanto che scuola e viabilità rappresentano un nodo cruciale dei problemi di una città, ma, a volte, è un problema grande come una casa, così come lo è qualsiasi altro spostamento che implica un minimo di sforzo fisico. Come per Camilla, ragazzina di dieci anni, disabile al 100%, seduta da sempre su di una carrozzina…

La casa del signor D., storia di degrado ed abbandono

Gaber avrebbe detto: “l’altro giorno mio papà m’ha portato sulla collina e m’ha detto: guarda!... basta”.  Basta perché non c’erano tutte le cose che il ragazzo ricco poteva vedere sulla collina pronte per il proprio futuro. Anche a noi, domenica scorsa, in un cortile di Via Trieste, in pieno centro storico di Caronno, ci hanno detto: “guarda!” e non abbiamo visto niente. Alla fine di una scaletta diciamo provvisoria siamo entrati in un monolocale con bagno: non c’era la finestra e nemmeno le persiane, al loro posto c’era un vuoto coperto da due coperte con lo shoch; non c’era un armadio né una cucina, ma nemmeno un fornelletto, al loro posto sacchi neri che forse contenevano dei vestiti e, su di una sedia, del patè di tonno, del pane per i toast, una bottiglia d’acqua ed una beck’s vuota; non c’era la luce, al suo posto, sul soffitto dove l’intonaco è caduto, una lampadinetta che forse andava bene anche per una torcia e delle candele su di un tavolo; non c’erano scaffali, librerie, tavolini, ripiani, al loro posto, sparsi sul pavimento, due portacenere e dei deodoranti vicini ad un tenerissimo albero di Natale; non c’era un letto, un comodino, una aba-jour ma una brandina con delle coperte buttate sopra; non c’era un bagno come lo si immagina di solito ma tutti i sanitari intasati, incrostati, ruggini, pieni di urina il cui odore acre permeava nauseabondo nello stretto locale. L’urina pare abbia fatto delle infiltrazioni tanto che il muro del soffitto sotto presenta una macchia giallognola, l’intonaco si sta gonfiando e la signora che sta nell’appartamento di cui forse riuscite ad intravedere la porta esce tutti i giorni con la candeggina per cercare di disinfettare. Questo è il luogo in cui vive quello che vorremmo chiamare, parafrasando Gaber, il signor D. Il signor D. ha 35 anni, un fratello gemello in carcere, la madre in Spagna, Denise, la ragazza, e Vicky, la figlioletta che il 21 Gennaio compirà 6 anni, sparse chissà dove tra comunità e affido, una pensione di poco più di 200 euro a causa di un’invalidità per problemi psichiatrici, schizofrenia, e forse qualche spinello retaggio del passato e qualche centesimo recuperato alla stazione elemosinando. E’ questo tutto ciò che ha. Nemmeno i vicini che, di fronte a tutti questi problemi e pericoli (e se quelle candele prendessero fuoco?) dovrebbero avercela a morte con lui, ne hanno il coraggio ma ci hanno chiamato perché denunciassimo questa situazione limite che perdura e chiedessimo a chi di dovere di intervenire perché “anche lui è una persona umana ed ha diritto a vivere decorosamente”. E’ quello che noi facciamo senza aggiungere nient’altro anche perché sarebbe fin troppo facile, davanti ad un simile scenario, attaccare i servizi sociali che, ci hanno raccontato, gli portano i pasti dal lunedì al venerdì lasciandoli sul pianerottolo ed andandosene. Ci sono senz’altro, ci devono essere, spiegazioni ad un simile degrado.

Dopo essere stato 18 anni attaccato ad un respiratore al nono piano dell' ospedale

“Guardo dalla finestra Saronno e rispolvero i miei ricordi. Un flash m’illumina la mente e mi rivedo a 3 anni quando, per mano a mia mamma, percorrevo Via Roma per andare a trovare il nonno. Ho fatto le elementari alla Ignoto Militi. Il gioco allora era per noi fondamentale. Fu proprio durante una partita di pallone in cortile che mia madre si accorse che cadevo spesso… Mi furono ingessate entrambe le gambe e non potevo camminare. Ripetei la terza a causa delle molte assenze. Quando andavo a scuola mia madre mi accompagnava con la bicicletta, io seduto sul sellino. Poi cominciai a calzare scarpe ortopediche. Avevo ormai quindici anni quando iniziai a frequentare la Bernardino Luini. La scuola era dietro la stazione e anche allora mia madre dovette accompagnarmi: c’era da attraversare il sottopassaggio con la discesa e la successiva salita... Dattilografia si svolgeva al piano superiore: i gradini erano montagne da scalare, l’aula la vetta da raggiungere. Negli anni dell’adolescenza la sera, seduti per terra, con le gambe appoggiate alla ringhiera, fantasticavamo: c’era il boom economico, a Saronno fiorivano molte ditte… ma le giornate mi sembravano vuote e senza un reale scopo: ciò che maggiormente mi mancava era un lavoro. Intanto era sempre più difficoltoso per me camminare. In casa utilizzavo una sedia da ufficio a rotelle. Per poter uscire la sera mi si doveva prendere sulle spalle; poi con la carrozzina ottenni una relativa indipendenza, visto che c’era sempre chi mi spingeva… Il 1981 fu l’anno internazionale delle persone handicappate. Purtroppo l’atteggiamento di molti verso queste persone era ed è di pietismo e commiserazione. Occorre capire che anzitutto si hanno davanti vere e proprie ‘persone’ con diritti e doveri che vanno rispettati. Quell’anno ci si concentrò sulla necessità di eliminare le barriere architettoniche in Saronno. Ci fu una mostra ed un documento che presentammo all’amministrazione comunale. Non mi considero uno scrittore e non voglio insegnare niente a nessuno. L'unico augurio, a chi legge queste pagine, è di poter conoscere parte di me…”. Sono stato da lui domenica mattina; m’è sembrato di vedere un pesce che boccheggiava a riva ma ancora respirava, ancora era attaccato alla vita. C’era una cartolina di Via Garibaldi ed una poesia su di lui: l’uomo dello scarpone che ha scritto ciò che avete ora letto condensato, ‘come in un album’… Gilberto Binaghi se n’è andato lunedì 17 alle 7 del mattino, pochi mesi dopo la morte della sorella, anch'essa malata del Morbo di Duchenne. Ciao Gil.

Sfilata equosolidale del Sandalo Per cambiar vita con un vestito…









Per l’immaginario collettivo una sfilata di moda è un evento riservato ad un’elite che vede i nuovi lavori dei vari ‘maghi’ del settore che subito diventano status symbol da imitare e magari falsificare. Di sicuro non associa etica ad estetica. Cosa che invece ha fatto “Il Sandalo” con l’evento organizzato venerdì 14 nel salone Acli di Vicolo S. Marta con anche la partecipazione del nuovo sindaco Luciano Porro (video su www.pierodasaronno.eu). “Io vesto la stoffa giusta”, sfilata equosolidale con happy hour, presentazione della collezione estate 2010: abbigliamento, bigiotteria ed accessori, ha voluto essere un momento in cui vedere il lavoro di persone provenienti da varie parti del mondo cercando di ragionare sui loro usi e costumi e sul loro modo di interpretare la vita. L’acquisto in questo caso ha voluto dire conoscenza e condivisione, ed anche un modo per sottolineare la cultura che sta dietro la creatività, ma anche l’amore per la natura e la solidarietà per le persone più fragili. Un modo quindi di cercare di cambiare vita cambiando vestito, per cercare di condividere con gli altri quel bisogno di far compere che a volte ci prende quando ci si sente depressi ed incanalarlo verso un progetto di vita togliendolo dal privato e consegnandolo all’immaginario collettivo…

Antonio Roberto Gervasio: storia di un dottore a 360 gradi Da Milano a Parlasco con in testa un casco...

Durante il Rinascimento italiano operarono moltissimi artisti: Giotto, Michelangelo, Leonardo... Sui libri di scuola si legge che è perché vi era l'ambiente ideale. Il dottor Antonio Gervasio, medico del lavoro in pensione, attualmente consulente di molte ditte tra cui la Lu.ve di Uboldo, consigliere ed amministratore delegato della cooperativa sociale Alfa, è cresciuto, secondo noi, nell'ambiente ideale per essere l'uomo giusto al momento giusto. Nato a Milano nel '46, nel '68 era un giovane studente di medicina, già legato sentimentalmente a colei che ancora oggi è sua moglie: Franca Vittani Carissimo. La stessa signora Franca ci ha raccontato dell'incontro con lo studentello barbuto e magrissimo in un campeggio, in ferie, dove lui andò con gli amici in tenda (e facevano un casino bestiale) e lei era con il padre. S'incontrarono lì nonostante abitassero vicini a Milano... Il giovane studente diventò, prima che dottore, un sessantottino idealista impegnato politicamente come tanti suoi coetanei. Ma lui era diverso, il suo idealismo non sfociò in strade sbagliate come per tanti: suo padre aveva conosciuto Gramsci (motivo per cui ancora oggi legge l'Unità tutti i giorni...) e lui scriveva su giornali di quartiere: voleva si cambiare il mondo ma in maniera concreta, un pezzo alla volta.

Fu in quel periodo che capitò con gli amici, in un paesino dell'Abruzzo dove Cristo non s'era fermato: Guilmi. Organizzarono con entusiasmo e gratuitamente quelle che adesso sono le lezioni estive per recuperare i debiti formativi nella scuola del paese. Fu lì che i quattro amici trovarono, nel seminterrato, vecchi temi dei ragazzi che ancora oggi Antonio conserva registrati su nastro per farne, un giorno chissà, un libro che ne parli; che parli di chi scrisse dei genitori che lavoravano come animali e della correzione del maestro in rosso: come negri... o di chi scrivendo di un suo amico 'scemo', dovette leggere questa sprezzante nota del maestro: "non poteva che essere amico tuo!"... Adesso quella scuola di Guilmi, in estate, diventa la casa vacanze della Cooperativa, perché i suoi ragazzi ma anche tanta altra gente possano andare in ferie. Diventato dottore, e poi medico del lavoro, operò per anni a Saronno in Via Fiume nella stessa struttura dove, ai tempi, c'era il Cps ora in Via Don Bellavita. Un altro incontro che cambiò la sua vita: vivere fianco a fianco con malati psichici che interrompevano le visite e lo tenevano allegro, lo portò ad interessarsene sempre di più tanto da entrare nella cooperativa sociale Alfa perché credeva nel lavoro come mezzo per acquistare o riacquistare dignità, gradino importante verso il miglioramento clinico e l'indipendenza personale e sociale. Dopo gravi problemi dovuti alla passata gestione, prese, qualche anno fa, ad interessarsene sempre più da vicino con l'aiuto della moglie Franca e di amici come Laura e Venanzia o Roberto Bianchessi facendo anche personalmente la raccolta differenziata con un vecchio e sgangherato camion, partendo con due, tre ragazzi ed arrivando ad ieri che ce n'erano 60. Alla Lu.ve, dove lo si può trovare all'ufficio "Ambiente & Sicurezza", è riuscito a portare anche i suoi ragazzi vincendo l'appalto due anni fa, senza sconti come sempre. adesso, il loro sogno è trasferirsi a Parlasco, paesino delle montagne sopra Lecco, nella baita del suocero ristrutturata da lui nel senso letterale del termine, cioè con le sue mani, dove c'è anche una casa del Cinquecento piena di tesori, un museo quasi, appartenuta ai Carissimo, la famiglia della moglie, ed i murales di un famoso bandito del posto. Lì c'è uno splendido panorama, castagne e funghi, ma, c'è da scommetterlo, non smetterà mai di portare a testa alta, con dignità e semplicità, assieme al casco giallo, un tesserino con scritto Antonio Gervasio, in tutto uguale a quello di tanti ragazzi socialmente difficili, a tanti extracomunitari senza lavoro nè casa, a ladri ed a puttane; a tanta gente come noi del Clan/destino, che abbiamo lavorato anche in discarica...

Alla ricerca di un mondo perduto Ballando al Polverone, a due passi dalla Cooperativa


“Come tante altre coppie, ci siamo innamorati anche noi al Polverun: se ne stava appoggiato alla stufa, con le mani dietro la schiena, era alto, dritto, bello… io avevo quindici anni, lui diciannove. E’ stato il mio primo moroso e da allora non ci siamo più lasciati. Il sabato sera era la serata di libera uscita, andavamo al cinema, spesso in quello dietro la Cooperativa, dove mio fratello faceva la maschera. Uscivamo un quarto d’ora prima della fine per poter stare un pò insieme…”. Questo tenerissimo ricordo di tanti anni fa è della signora Angela, la moglie di Antonio Monti, figlio del ‘Bigin’. In questa frase c’è però anche qualcosa di più del ricordo di un amore che dura da sessant’anni: racchiude un pezzo di storia saronnese che non c’è più e che abbiamo cercato di evocare. Come quella del postino che passava a quei tempi, a piedi, dal Viale Rimembranze a Via San Giuseppe a cui tanti ragazzi si rivolgevano perché trattenesse a casa sua la loro corrispondenza ‘amorosa’ che sarebbero passati loro a ritirarla lasciandogli un bicchiere di bianco pagato al bar: lo chiamavano “il pancia”, era il padre di Angela. Siamo stati più volte a casa di Antonio ed Angela Monti, dietro il Prealpi, presentati dall’amico comune Flavio Gioia. Lì la città diventa campagna ed è come essere in un altro mondo: la terra, la grande casa colonica, il camino ed una riproduzione del “Quarto stato” di Peliza da Volpedo. E poi i suoi occhi luccicanti, la sua voce che si infervora nel ricordare ed è come essere ancora nel dopoguerra quando il Berger del caffè “Il principe”, dove ora c’è una grande libreria, suonava il violino e tanti lavoratori, che finivano il lavoro alle 16 per carenza d’energia elettrica, ballavano i nuovi balli venuti dall’America. Antonio lavorava ancora all’Isotta Fraschini, Angela studiava da dattilografa. L’Isotta Fraschini chiuse nel ’49 ed Antonio, come tanti, rimase senza lavoro ma, per lui che era anche stato sindacalista, era ancora più difficile trovarne un altro. Allora ebbe una delle sue intuizioni con cui riusciva a vedere lontano e fece il contrario rispetto a tanti italiani: dalla fabbrica passò all’agricoltura, lui che oltretutto veniva dalla Cassina Ferrara da famiglia contadina e sapeva cosa voleva dire arare un campo. Affittò diversi piccoli appezzamenti dietro il cimitero e poi, lui ed i fratelli, comprarono della terra proprio dove l’abbiamo incontrato, costruirono la casa ed Antonio, sfruttando le sue conoscenze di disegno tecnico, ideò macchinari allora rivoluzionari e tutti i contadini, che lo credevano matto, rimanevano poi a bocca aperta nel vedere il suo grano perfettamente distribuito, tutto alla stessa altezza. Nonostante la fatica nel realizzare tutto ciò, non smise certo di ‘fare il sindacalista’, tanto che divenne Presidente della Cooperativa e, la sera, dopo il lavoro nei campi, faceva riunioni e scritturava orchestranti da portare al Polverone che ormai aveva aperto da tempo. E poi ebbe la seconda, grande intuizione della sua vita e lui ed il suo gruppo trasformarono la sala da ballo in una moderna discoteca, l’unica della zona, che pure è in mezzo a tre province… “La domenica pomeriggio da Via Sa Giuseppe alla stazione era tutto un via vai di persone, e poi c’erano i pullman che arrivavano…”. E non arrivavano solo i pullman: dal Polverone sono passati Celentano, Don Backy, Marcella, il saronnese Raf Moltrasio, chitarrista di Renato Carosone, lo stesso Flavio Gioia ed addirittura “quello là dall’Emilia di bandiera gialla”. Erano gli anno d’oro del Polverone ed Antonio faceva anche, a volte, il parcheggiatore ed il buttafuori come quando andò alla stazione a riprendersi una refurtiva e non si spaventò nemmeno di fronte ad una pistola tanto che fu portato tutto indietro, dalle autoradio alle cicche… Un’altra volta fece in modo che venisse arrestato un tipo che entrò con una bottiglia di whishy, erano tempi di proibizionismo (corsi e ricorsi…) ed alla sua ragazza che se ne andò dicendo “che posto di merda che è questo”, lui rispose: “sarà anche un posto di merda, ma tu ti ci sei seduta sopra!”. Poi qualcosa si ruppe, sempre più gente poteva permettersi l’auto e lì di parcheggio “ghe né minga”, un’operazione in Francia, la convalescenza, qualche screzio con chi gestì al posto suo e quindi, irrevocabili, le sue dimissioni. La gestione della Cooperativa passò allora ad Agostino Venieri poi, per un breve periodo, a Claudio Castiglioni. Adesso la “Casa del partigiano” di Via Maestri del Lavoro è diretta da Cesare Zappalà e dedicata al Bigin, il padre di Antonio, colui che quando gli dissero di fare una lista di operai da licenziare perché prima avevano un altro lavoro e quindi, forse, avrebbero avuto meno problemi, pur di non farlo si mise in cima alla lista e tornò a fare il contadino tanto che anche Giuseppe Radice ha scritto in una sua poesia: “N’ha faa de voltà tèrra ‘sto Bigin”. La nascita della Cooperativa risale al dopoguerra nella storica sede di Via San Giuseppe presso la Società di Mutuo Soccorso. A quei tempi, grazie all’attività prevalente di circolo di consumo, contribuì a soccorrere le famiglie dei deportati e dei perseguitati e poi, durante il centrismo, quelle degli ex partigiani espulsi dalle fabbriche. Come allora, è un centro di aggregazione sociale, impresa condivisa con l’Auser, associazione di volontariato che si occupa degli anziani ma non solo, e con la Cgil. L’ubicazione è l’edificio di una fabbrica tessile dismessa, l’ex Sts, che è stato messo a disposizione, tramite una convenzione, dall’Amministrazione Comunale del sindaco Gilli e ristrutturato dalle risorse della Cooperativa. Al suo interno sono tornati ad operare i “Briganti”, circolo culturale giovanile, dopo l’incendio della loro vecchia sede all’Ex Pretura e l’interludio in un’aula dell’ex Pizzigoni, ci sono corsi di danza e di ballo, di yoga e di pittura ed, al sabato sera, si balla anche se ormai i magici tempi del Pulverun, l’Arci Dancing Giardino d’inverno, sono finiti. Resta il ricordo che diventa leggenda, la leggenda di persone che hanno attraversato il secolo scorso ed i suoi momenti peggiori, lavorando moltissimo ma riuscendo anche ad occuparsi degli altri, con nel cuore dei grandi ideali che li hanno fatti entrare di diritto in quel quadro vicino al camino, dietro al Prealpi, dove la città diventa campagna ed è come essere in un altro mondo.

A due passi dall'Auchan Storia di una puttana perbene

Un centro commerciale è un grande contenitore. Come per un computer, ha degli input in ingresso e degli output in uscita: tante cose, tante persone, tanti desideri che si concretizzano, tanti momenti passati a consumare la vita magari prendendo il fresco dato dall'aria condizionata. A Rescaldina l'apertura dell'Auchan ha cambiato la vita di molti anche se ha inaridito il paese, ma è questione di punti di vista, di scenografie che si sovrappongono in dissolvenza come certe pubblicità.

E' in questo contesto che si svolge la storia che andiamo a raccontarvi mentre sorseggiate un caffè od aspettate il treno.

E' la storia di una puttana con cui una mattina abbiamo condiviso il momento della colazione nel bar sotto casa nostra salutandoci con un certo imbarazzo essendoci solo noi due appoggiati al bancone. Più tardi, andando al lavoro, l'abbiamo notata ai bordi della strada, a due passi dall'Auchan e da una stradina che si perde nei boschi il cui stato di degrado è documentato dalle foto a corollario dell'articolo. Era lì, vestita normalmente, con un fisico normale, anzi forse un poco abbondante: un'immagine ben diversa dallo stereotipo della meretrice, sguaiato, appariscente e, soprattutto, diverso dal nostro. Era lì ad adescare clienti mentre un attimo prima aveva in mano cappuccino e brioche. Proprio come noi, proprio come se fosse una di noi. Da quel giorno l'abbiamo rivista altre volte e, a volte, l'abbiamo superata con la macchina mentre lei s'avviava a piedi con aria triste. Chissà, forse abita nei paraggi, abbiamo pensato. Poi, una mattina che eravamo in ferie, siamo passati di lì con l'ormai inseparabile macchina fotografica, abbiamo imboccato quella stradina con la curiosità bambinesca di chi vuol sapere dove va una strada ed abbiamo scattato le foto le vedete finchè, finalmente, raccolto il coraggio necessario, abbiamo accostato vicino a lei, le abbiamo detto chi siamo e cosa volevamo. Lei, senza fare una piega, ci ha detto che ci avrebbe raccontato tutto ciò che volevamo sapere, bastava che monetizzassimo il tempo che ci avrebbe dedicato: 50 euro, trenta minuti. E così è stato. "Sai, non penso che ti ricordi ma abbiamno bevuto un caffè insieme,,," "Non saprei, ne vedo di gente io!" "Abiti qua vicino? T'ho vistab arrivare a piedi,,," "No, vengo da Rho: prendo il treno fino a Legnano poi il pulman per la Bassetti,,, " "Quanto m'avresti chiesto se avessi voluto scoparti?" "30 euro bocca e fica, per 50 t'avrei dato anche il culo ma non t'avrei baciato. Il bacio no, sarebbe come vendere anche i sentimenti...Con 100 euro saremmo andati anche in un motel che avresti pagatoi tu naturalmente. Tutta la mattin aalmeno 200..." "Perchè batti di mattina?" "Perchè a casa ho una figlia disabile; me la guarda una signora per 17 euro all'ora che pago settimanalmente" "E tuo marito?" "M'ha lasciata trent'anni fa (la 'bambina' ne ha 31 anche se, celebralmente, è come se ne avesse 6) dopo tante botte ed umiliazioni" "E la famiglia?" "Non ho più nessuno: ero figlia unica..." "Quanti soldi guadagni mediamente?" "A volte faccio anche solo 20 euro come oggi che sono 'indisposta' ed anche un cliente abituale, uno di quelli che ha anche il mio numero, se n'è andato; lui vopleva scopare ma io non potevo. Meno male che sei arrivato tu così forse potrò quasi pagare la bolletta della luce che è già scaduta da due giorni" "Non l'hai sempre fatto qui vero?" "No, prima ero dietro il cimitero di Busto ma poi i carabinieri m'hanno fatta sloggiare perchè lo facevo proprio davanti ad un altro centro commerciale che hanno aperto. E poi c'era il bosco..." "T'hanno mai picchiata?" "In agosto un marocchino m'ha rapinata, ma avevo solo 20 euro...ho dovuto però rifare tutti i documenti" "Abusi sessuali di qualsiaisi tipo" "Francamente no" "Hai mai cercato un altro uomo?" "E chi mi vorrebe a me? Sono ormai trent'anni che faccio questo lavoro...". "Ed hai sempre guadagnato così poco?" "No,ai tempi guadagna molto di più: ci ho anche saldato tutti i debiti..." "Allora la casa è tua" "No, sono in affitto: 450 euro al mese" "Lo faresti un altro lavoro?" "Certo, ma per tutti se hai cinquant'anni come me sei tgroppo vecchia" "Quali sono le tue speranze?" "Ma, non dover dare tutti quei soldi alla badante di mia figlia, adesso forse tramite i servizi sociali...adedsso però torniamo indietro che spero di fare altri 20 euro per pagare quella bolletta" "Va bene". Era già passata mezz'ora e qualcosa avevamo avuto anche noi pescando vicino a quel gran contenitore che è un centro commerciale...

Se vincessi al Superenalotto… “Affitterei l’Esselunga per due settimane con apertura gratis ai pensionati” Le dichiarazioni dell’uomo con la 500 rossa

Questa è una storia che parte da una fabbrica: tanti operai, tanti camion che entrano e che escono, tante persone che si muovono, chi formica, chi leone… Questa è una storia che parte una sera, poco prima dell’uscita, davanti all’entrata di una palazzina, dove s’erano riuniti alcuni operai che, finito il lavoro, occupavano gli ultimi minuti della settimana in chiacchiere. “Avete visto? 90 milioni di euro per il 7!” “Già, io mi comprerei un’isola e la riempirei di donne bellissime, tutte ai miei piedi!” “Io farei il giro del mondo!” “Io…” “Io affitterei l’Esselunga per due settimane e la terrei aperta giorno e notte perché tutti i pensionati possano fare tranquillamente la spesa gratis!” “?” Nessuno l’aveva visto, s’era avvicinato silenzioso dopo essere sceso dal suo camion, anche lui a fine giornata. Lo riconobbero tutti, era il camionista che arrivava con una vecchia 500 rossa tutta luccicante, che sembrava sempre appena uscita dalla concessionaria. “Si, affitterei l’Esselunga. A cosa mi servono i soldi? Ne ho abbastanza, ho il frigo stracolmo e tutte le comodità. Sapete, settimana scorsa ero là con mia moglie a fare la spesa. Davanti a me c’erano due vecchietti. Io li vedevo: si sono fermati alla fine della prima campata e non avevano ancora messo niente nel carrello. Parlottavano tra di loro. Poi ho sentito lui quando lei ha preso del radicchio: “Ma hai visto quanto costa?” e lei l’ha messo giù. Io intanto seguivo mia moglie, ogni tanto li sorpassavo, ogni tanto li avevo di fianco, ogni tanto mi sorpassavano. Si sono fermati al banco del pesce e l’hanno solo annusato, a quello della carne idem. Allora non ce l’ho fatta più: mi sono avvicinato ed ho detto alla signora: “Signora, non si offenda e faccia come le dico. Riempia tutto il carrello, lo faccia stracolmo e poi m’aspetti alla cassa numero 10. Pago io per voi e, mi raccomando, si ricordi del radicchio!” “Lei m’ha guardato incredula, ha dato uno sguardo speranzoso al marito ed ha detto “va bene…” piano. Alla fine dei giri di mia moglie, siamo finalmente arrivati alle casse. Mi sono avvicinato a quella numero 10. Erano l’ha che m’aspettavano con il carrello pieno a metà” “Signora, poteva riempirlo di più…” “Non volevamo approfittare troppo, lei è stato così gentile…” Ho fatto la coda, ed ho pagato loro il conto: 86 euro: chissà quanto tempo era che non facevano una spesa così…” Mia moglie m’ha guardato e m’ha detto: sei proprio mezzo matto!” ma io sono andato a casa bel contento. Da ragazzo guadagnavo bene anche se ho fatto un periodo che ho patito anche la fame. So cosa significa. Una volta sono tornato ed ho trovati i ragazzi del mio condominio che parlavano delle giostre vicine… non potevano andarci perché mancavano i soldi. Allora ne ho caricati 15 in macchina ed ho fatto fare loro più di un giro. Alla fine erano felicissimi! ”Sapete”, ha poi proseguito, ve ne racconto un’altra: “Avevo un amico che stava bene, era ricco. Poi gli è morta la moglie ed il figlio e la nuora gli hanno detto: “Papà, adesso che sei rimasto solo, ti facciamo un appartamentino tutto per te in cantina” “va bene” ha detto lui. Poi, dopo un po’, gli hanno detto: “Sai, a … c’è un istituto per anziani che è una favola!” e lui “va bene” Poi m’ha chiamato: erano mesi che non li vedeva e m’ha detto: “Gliel’ho combinata grossa a quei due!” Senza aggiungere altro. Mesi dopo trovai il figlio in comune che faceva domanda per una casa popolare: non aveva più niente, nè lui né la sua grassa signora. Il padre l’aveva davvero combinata bella: aveva venduto tutto ed era andato in Sudamerica a spassarsela…”. Mah, chissà se è vero: dopotutto è solo una storia che parte da una fabbrica: tanti operai, tanti camion che entrano e che escono, tante persone che si muovono, chi formica, chi leone. Ma lui adesso lo chiamo Schumi…

Una domenica bestiale con imbianchini e burattini…






La dimostrazione di protesta di cui vi parlavamo settimana scorsa c’è stata. Domenica 18, in pieno centro, tra la curiosità dei passanti e di chi usciva da messa, gli esponenti di Uniti nel Centro Sinistra per Turate, a cominciare dai due consiglieri comunali Cosetta Garavaglia e Marco Tenconi, si sono vestiti da imbianchini, con tanto di cappello di carta e rullo, esponendo numerose foto di ciò che è avvenuto nella notte tra venerdì 9 e sabato 10 quando tutta Turate, compresa la casa della Garavaglia, è stata tappezzata di Alberto da Giussano e sui muri di diversi edifici sono comparsi cartelli abusivi riconducibili al gruppo consiliare Pdl-Lega Nord. Il fatto curioso è che, in contemporanea, si svolgeva, anche se sul sito comunale compare “nessun evento per questo periodo”, la manifestazione, senz’altro condivisibile da tutti, ripuliamo il verde organizzata proprio dalla Lega. “In quel momento c’è però parsa una presa in giro…” ci ha detto la Garavaglia, che ha anche aggiunto: “ma di contraddizioni la vita politica turatese è piena. Il consiglio comunale di venerdì 16 per esempio è iniziato molto bene con dichiarazioni di apertura e di dialogo subito rimangiate però dai fatti. Le mozioni presentate dal’opposizione tutta affinché rappresentanti di ogni gruppo consiliare facessero parte di tutti i Cda di enti e società controllati dal Comune senza che vi partecipi invece il segretario comunale, per evidenti conflitti di interessi, sono state subito bocciate senza spiegazioni. Andrea Fiorella, il segretario comunale, continuerà quindi ad essere anche l’amministratore della farmacia per esempio, farmacia che ha uno strano statuto per cui è stato possibile, con gli utili dell’esercizio, costruire la caserma, tra parentesi interamente a carico di Turate anche se servirà anche Rovello e Rovellasca. Se uno di noi fosse stato in quel consiglio d’amministrazione avrebbe chiesto che quei soldi venissero messi a disposizione di attività socialmente utili. La stessa cosa sarebbe successa se fosse stata approvata la mozione che prevedeva una diminuzione degli emolumenti a sindaco ed assessori. Ma così non sarà… Mi sembra che il messaggio sia forte e chiaro: noi siamo i padroni e facciamo quello che vogliamo, abbiamo i numeri per farlo”. “Già, anche se c’è stato chi mi ha detto di vergognarsi di aver votato per il Carroccio...” ha concluso il Tenconi.

Il 25 Aprile del sindaco in scarpe da tennis




Turate, domenica 25 Aprile, ore 11. Parte il corteo. La novità è la corona depositata anche dal gruppo consiliare Uniti nel Centrosinistra per Turate, nonostante abbiano dovuto insistere per poterlo fare. Cristiano Banfi, nuovo sindaco anche se sul sito comunale appare ancora il nome del cugino Leonardo Carioni, era al suo debutto istituzionale dopo il suo insediamento in consiglio comunale. E’ triste dover scrivere che ha fatto di tutto per far capire di essere poco interessato alla cosa a partire dal look giacca e scarpe da tennis ed è anche triste aver letto le riflessioni di chi di quel giorno ha scritto: “oggi credevo di andare alla celebrazione della festa della liberazione, ma temo di aver sbagliato in quanto il nostro sindaco ha parlato solo di famiglia, nonni, padri… non ha mai pronunciato le parole: resistenza, liberazione, partigiani, caduti per la libertà dal nazifascismo. Ho sbagliato data o commemorazione...”. Allora, per lui e per il nuovo sindaco, vorremo ricordare che il 25 aprile è la festa degli italiani, perché quel giorno del 1945 tutti gli italiani, compresi coloro che avevano preso parte al fascismo, sono tornati liberi, normali. Ma se è così, sarebbe bene allora che tutti noi non dimentichicassimo da dove arrivano, queste libertà e questa democrazia e che ci ricordassimo di ringraziare chi, là sui monti, non aveva niente, dormiva sulla paglia e viveva di quello che le donnette del paese portavano di notte, sfidando i tedeschi. Tutta gente con idee politiche diverse, ma uniti da due obiettivi: mandare via i tedeschi e fare in modo che il fascismo non potesse più tornare. Il nostro amico Ale Galli sul suo blog (www.alegalli.wordpress.com) ha scritto: “mio nonno allora era fascista, volontario franchista nella guerra civile spagnola; mia nonna invece era proprietaria di un albergo, nascondeva i partigiani nelle stanze sfidando i mitra tedeschi e, di notte, saliva sui monti a portare da mangiare. Si sono trovati e si sono sposati, e mio nonno, Maresciallo dei Carabinieri a Saronno negli anni ’60, ha servito lo Stato per il resto della sua vita, è stato sepolto avvolto nella bandiera italiana durante un funerale che ricordo con commozione e orgoglio. Loro, così diversi, hanno saputo superare le divisioni, sposarsi, avere dei figli, costruirsi un futuro…”. Ma quale futuro adesso se le cose vanno così?

Un egiziano disoccupato ritrova un portafoglio e lo restituisce


Mohmoud Ali Taha Mohamed, egiziano 33enne residente a Turate, proprio mentre si svolgeva il Consiglio Comunale è entrato nel cortile chiedendo ai presenti, usciti per fare commenti e fumare, come poteva fare per restituire un portafoglio che aveva trovato sulla strada appena fuori, nei pressi del bar adiacente. Lo abbiamo allora portato personalmente alla vicina caserma dei Carabinieri visto che l’ufficiale di polizia locale presente non poteva muoversi per fare il verbale. Lo stesso preposto, in caserma, dopo aver preso tutti i dati ed aver steso la denuncia di rinvenimento prevista in questi casi, ci diceva che difficilmente chi restituisce un portafoglio vi lascia il contante presente. Mahmoud invece ha restituito anche il centinaio di euro che c’erano dentro il portafoglio dicendoci candidamente: “non lavoro e non ho soldi, ma quelli non erano soldi miei”. L’egiziano è giunto in Italia più di due anni fa e vive con il cugino nei pressi del centro. Ha fatto il muratore ma attualmente è disoccupato. Che dite, non lo meriterebbe un lavoro?

Il caso della coccarda tricolore


E’ iniziato subito con un siparietto il Consiglio Comunale. Infatti sia i due consiglieri di “Uniti nel Centro Sinistra per Turate” che tutti i simpatizzanti della lista presenti in aula avevano appuntata sulle giacche una coccarda tricolore. Il motivo è stato spiegato dalla capogruppo Cosetta Garavaglia che ha detto che è stata una decisione presa al loro interno per celebrare i 150 anni dall’Unità d’Italia. Un altro effetto dell’iniziativa, presa anche per competere con il fazzolettino verde degli iscritti alla Lega Nord, è stato quello di mostrare a tutti quanto siano partecipi della cosa pubblica anche solo da un punto di vista numerico visto che il pubblico era disseminato di tricolori…

Il bilancio di un Consiglio Comunale incandescente…




Consiglio Comunale con scintille quello di lunedì 17 che andava a discutere del bilancio; prova ne è che quando eravamo dai Carabinieri per la denuncia di rinvenimento (vedi articolo) abbiamo potuto sentire che l’ufficiale di polizia locale chiedeva preoccupato rinforzi all’Arma. Due cose ci sono rimaste impresse nonostante l’uscita. La prima è che il sindaco Cristiano Banfi dipende in maniera imbarazzante dal Segretario Comunale che rispondeva in sua vece spesso e volentieri. La seconda che lo stesso segretario ha presente anche lui a spanne le varie procedure tanto da rimanere interdetto quando la capogruppo di “Uniti per il Centrosinistra di Turate” Cosetta Garavaglia ha dichiarato di non aver potuto procedere alla stesura di emendamenti sul bilancio. Ci è rimasto poi l’eco di una domanda che abbiamo sentito: cosa ci fa un assessore esterno che non è un tecnico? Nello specifico perché il signor Cono Raffaele Addamo è assessore al bilancio e al commercio non essendo un tecnico del settore?

venerdì 28 maggio 2010

Camminmangiando








Alla fine anche Armando, il volontario della Pro Loco che faceva da servizio scopa, cioè controllava che tutto fosse in ordine alle spalle dei partecipanti, ha potuto bere il bicchiere della staffa di “Camminmangiando”, camminata nella natura con tappe culinarie che ricalcano le portate di un pranzo, evento ormai diventato tradizione del I° maggio rescaldinese. Il ritrovo era per le 10,30 al ‘pallone’ di Rescalda, dove si sono eseguite le ‘punzonature’ dei quasi 100 partecipanti e dove si sono preparati i manicaretti da portare nei punti di ritrovo, come quello della signora Emilia Masun (nella foto), dove custodisce i covoni di paglia. Non c’era un nastro di partenza, né è stato dato un via!; semplicemente Gigi ha detto: “andiamo” e sono partiti a scoprire il bosco del Rugareto e i sentieri che costeggiano il torrente Buzzente. Unico neo, non certo dovuto all’ottima organizzazione della trentina di volontari della Pro Loco, organizzazione che con le altre associazioni cerca in tutti i modi di tenere alta la socialità del paese, la presenza di rifiuti vari nei boschi e purtroppo anche di siringhe: “su questa stradina la notte si riuniscono i balordi della zona per fare le loro porcate… - spiegava uno dei partecipanti – è un vero peccato che siano state denunciati i casotti dei boschi dove spesso si facevano barbecue e quant’altro perché era un’iniziativa, se vogliamo illegale, ma che contribuiva a tenere puliti i boschi e nel contempo a tenere lontana certa gente”.

Notte bianca… coperta





Peccato: la “notte bianca” di sabato 17 si è svolta solo al coperto sotto il pallone dei campi di Rescalda ed alle medie, dato il tempo altrettanto coperto, anzi piovoso. Ce lo ha sottolineato anche il sindaco Magistrali che ha aggiunto: “è stata comunque una grande occasione di aggregazione partita nelle scuole con la fiera del libro ed allargata al contributo sempre puntuale ed entusiasta delle associazioni”. “Dovremo proprio deciderci a cambiare data” ci ha detto invece un esponente della Pro Loco, mentre Gigi, della compagnia della Torre, era basito dall’acustica della struttura sportiva ma ci diceva anche che loro sono abituati alle difficoltà proprio mentre ci parlava della cantina dove abitualmente fanno le prove e della nostalgia per il bellissimo teatro omonimo, ora chiuso non si sa fino a quando. “Vedrà che lo riapriremo” è stata però la promessa del sindaco. E’ stata quindi una festa partita con grandi ambizioni che ha dovuto adattarsi alle condizioni atmosferiche riuscendo però a mantenere tutta la vivacità e la voglia di esserci e di fare di molti giovani e di molte persone che cercano di trasmettere idee e passioni, a partire magari da Corrado Sambito, uno che suona anche con grandi cantanti, che ha saputo raccogliere attorno a sé molti ragazzi per inserirli nella Banda del paese. E’ stato molto bello vederli addirittura pulire i loro strumenti alla fine dell’esibizione, soprattutto perché è stato un gesto che parla del loro amore per la musica. Questo, beninteso, senza tralasciare o sottovalutare l’apporto di tutti gli altri volontari, anzi. La domanda finale d'obbligo a questo punto è: “e se l'acqua fosse solo una metafora?

Quando andai a cena con l’Avvocato…


Tutti a Turbigo conoscono Camillo Cedrati, classe ’34, per 15 anni dirigente accompagnatore dell’Inter prima di Facchetti. Quando, di solito la domenica mattina, si ferma al bar Tapella di Via Allea Comunale per un aperitivo, c’è sempre chi gli chiede notizie fresche sulla squadra anche se ormai non la segue più così da vicino come una volta. “Dal di fuori sembra tutto bello, ma sappi che fare l’accompagnatore della squadra era ed è un impegno non indifferente: bisogna preparare la distinta, i documenti, caricare i giocatori prima della partita e durante l’intervallo quando sei negli spogliatoi con loro e l’allenatore. Per non parlare delle trasferte, spesso massacranti almeno ai miei tempi. Adesso si prende l’aereo in qualsiasi occasione, allora si andava in pullman e ricordo ancora un interminabile ritorno da Reggio Calabria in treno. E ci sono anche gli inconvenienti: ricordi quando tornai dalla Turchia con la dissenteria?”. “Beh, però ha avuto modo di frequentare un certo ambiente”. “Certo, hai ragione. Pensa che una volta sono stato anche a cena con il Trap e l’Avvocato…”. “Cosa mi dice del Trap?”. “Secondo me è stato il miglior allenatore che ho conosciuto, indipendentemente anche dallo scudetto dei record. Lui era semplicemente straordinario, sia per come preparava le partite che durante le gare; senza dubbio un grandissimo motivatore. Avevamo una tradizione ad ogni partita: portavamo un asciugamano che distendevamo sui nostri due sedili e poi c’era un frate che ci preparava una bottiglietta con l’acqua santa che io spargevo attorno alla panchina a più riprese. Dopo il Trap venne Orrico ma il frate continuò a darmi l’acqua santa fino al giorno in cui Orrico, per sbaglio, assetato, prese la bottiglietta e la bevve! Sapessi poi le imprecazioni che gli ho tirato!”. “Ma com’è che è entrato nell’Inter?”. “Nel ’61 fondai l’Inter Club alla pesa e poi istituii un premio in cui i giornalisti votavano il miglior giocatore nerazzurro. Non esagero se ti dico che qua a Turbigo venivano sempre decine di giornalisti, compreso Gianni Brera e Maurizio Mosca. Vennero anche dirigenti nerazzurri che mi tirarono dentro, poi Fraizzoli volle che facessi l’accompagnatore”. “Il calcio di allora è diverso da quello di adesso?”. “Non c’è dubbio. Pensa che allora il premio partita, per quelle più importanti come con Milan e Juve, era una sterlina d’oro. Mazzola guadagnava 28 milioni, Facchetti 26. Ai tempi ricordo che comprai un appartamento per 6, quindi i migliori giocatori dell’Inter, col guadagno di un anno, potevano comprarsi poco più di 4 appartamenti. Adesso quanti? Dimmelo tu… Allora c’era anche molta più serietà ma tant’è”. “E Mourinho?”. “Probabilmente se ne andrà e fa bene naturalmente se vuol curare i suoi interessi. Se vinciamo sabato sera, e tocco ferro, lui dal Real Madrid prenderà almeno 30 milioni l’anno, vedrai”. “Chi arriverà?”. “Penso Benitez o Capello, più Capello però: Benitez ha dietro uno staff troppo numeroso.” “Lei dove sarà sabato sera?” “In tribuna s’intende! E sappi che vinceremo! Dai quando riprenderanno gli allenamenti andiamo insieme ad Appiano, te li presento, anche se sei un milanista…”.

Il compleanno col botto del parrucchiere del Che


Conoscere Emilio Girasole, coiffeur di Unisex Air Point di Via Colombo, significa conoscere cosa vuol dire la passione per il proprio lavoro unita alla predisposizione ai rapporti interpersonali, cosa che spesso stride in questo mondo in cui tutto viene risucchiato da centri commerciali e negozi low-cost. Da sempre è risaputo che i parrucchieri raccolgono le confidenze dei clienti e sono fonte di ‘spetegules’ tra giornali di settore e calendarietti sexy profumati… Emilio Girasole è senz’altro una persona molto estrosa, vedi ad esempio il look, la gabbia con canarino appesa fuori sul ramo di un albero o la bandiera di Che Guevara esposta a volte su di uno specchio. Poi, essendo anche intelligente, ha saputo, nel corso degli anni, perfezionare ciò che è nella leggenda del settore con la cura dei particolari: dal biglietto d’auguri per il compleanno del cliente memorizzato su scheda personale, all’accogliere personalmente la vecchietta che scende dalla macchina o farlo fare a Silvia od alla sorella Marianna, che collaborano con lui. Tutte cose che hanno creato un certo ambiente familiare e confortevole per cui gli è stato facile, settimana scorsa, il giorno in cui chiude la sera tardi, organizzare un happy hour per festeggiare il suo compleanno invitando le clienti più affezionate e quelle… del momento. Così anche il cliente dell’ultima ora si è ritrovato con un pasticcino in mano ed un bicchiere di spumante stropicciandosi gli occhi per un simile trattamento e fa niente che probabilmente è rientrato a casa una mezz’ora dopo: ha passato un momento piacevole in tutto relax. C’è da scommettere che la prossima volta non dirà “vado dal parrucchiere” ma “vado da Emilio”…

Yassine phone: telefono, internet, e tanto altro




Il sindaco di Ceriano Laghetto, Dante Cattaneo, affermando che “l'esperienza ci insegna che attività come rivendite di kebab e di telefonia diventano spesso punti di incontro senza regole di immigrati clandestini se non veri e propri paraventi di attività illecite, con gravi conseguenze sulla qualità della vita e la sicurezza dei residenti”, ha emesso una delibera che ha fissato limiti e divieti per queste attività. Divieto nel nucleo storico, procedura negoziale in periferia. Pochi mesi dopo anche il sindaco di Rovello Porro, Gabriele Cattaneo, ha emesso un’ordinanza analoga. Tiziana Mutasci, 39enne titolare di “Yassine Phone” di Via Bossi, è rimasta stupita da questa notizia. “Io sono qui da 6 anni e non è mai successo niente, eppure siamo in centro…”. I suoi clienti sono spesso extracomunitari ma ci sono anche italiani che frequentano questo posto potendo fare fotocopie, fax, telefonare e usufruire di internet. Dalla signora Mutasci funziona anche uno sportello per l’immigrazione che aiuta chi si rivolge a lei nelle pratiche relative per esempio a permessi di soggiorno e ricongiungimenti che devono passare per prefettura e . Le foto sono relative alla signora Mutasci e a tre simpatiche clienti: Yvette e Clarissa del Senegal e Carmen dell’Ecuador, residenti a Rescaldina e paesi limitrofi. Sapete che sono quasi 5 milioni gli immigrati regolari in Italia? Rappresentano il 7,2% dei residenti, una forza lavoro che produce il 10% del Pil ed un gettito di 7 miliardi di euro per l’Inps e di 3,2 miliardi per il fisco, il 5% del totale. L’età media degli stranieri è di 31 anni, contro i 43 degli italiani. Importante dire che l’aumento della criminalità non è proporzionale all’aumento della popolazione straniera residente. In aumento anche i matrimoni misti. In 12 anni (1995-2007) sono stati celebrati 222.521 matrimoni misti, dei quali 23.560 nell’ultimo anno, pari a circa un decimo del totale. La signora Tiziana Mutasci ne è un esempio avendo sposato un marocchino che con lei condivide “Yassine Phone”, dal nome di loro figlio…